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Un monito che circola sul web, utile per tutti noi.

pubblicato 29 gen 2014, 12:07 da Unione Sportiva Avesa HSM   [ aggiornato in data 30 lug 2014, 09:26 ]

 Raccogliamo il suggerimento e pubblichiamo questa lettera per una riflessione che ci coinvolge tutti: dirigenti tecnici, genitori e ragazzi. Vi consigliamo la lettura.

La redazione.


Una lettera ed una Storia che andrebbe fatta leggere a tutti i genitori dei vostri atleti. Ma anche a tutti i vostri allenatori.

La madre ritira il figlio dagli allenamenti perché lo ritiene poco adatto, il mister le scrive pubblicamente: "Lo sport è condivisione e crescita, non solo competizione".

“È scarso". Con questa motivazione una madre ha deciso di interrompere l’attività del figlio, allievo di una squadra umbra. La decisione non è passata inosservata: l’allenatore del team, Andrea Checcarelli, ha scritto una lettera aperta alla donna con parole molto toccanti. Il senso è questo: nell’attività sportiva non è importante solo vincere ma anche migliorare come persone prima che come atleti nonché interagire all’interno della squadra sviluppando positive qualità umane.

La lettera aperta inizia così: «Per me che ho allenato un anno suo figlio – scrive il mister rivolgendosi alla mamma delusa – sapere che è sua intenzione quella di interrompere l’attività, è un piccolo-grande fallimento da allenatore. Un fallimento non solo come tecnico, ma anche come persona, indipendentemente da quelle che sono le problematiche singole del bambino, della famiglia. Non essere riuscito a coinvolgerlo a pieno, a stimolarlo, ad integrarlo al meglio all’interno della squadra, a fargli migliorare quei limiti quel tanto che sarebbe bastato, a farlo considerare ‘più bravo’ da se stesso, ma anche da sua madre. Volevo comunque dirle che suo figlio non sarà stato il migliore fisicamente, tecnicamente, tatticamente… ma eccelleva, era il più bravo, per la sua attenzione, per l’applicazione delle direttive dategli. Per il rispetto che ha sempre dimostrato nei miei confronti, durante gli allenamenti ed alle partite. In questo era il migliore. È sicuramente il migliore, basta farlo continuare a giocare, se è quello che lui vuole. Con tutte queste qualità umane, si può migliorare tantissimo, lavorando per colmare i suoi limiti. Glielo dice uno che, una volta, non aveva spazio in questa stessa squadra: nella squadra dei suoi amici e coetanei”.Il discorso si sposta poi sulla voglia di partecipare all’evento sportivo, di condividere una emozione che va ben oltre la prestazione in campo e la gara: "Le qualità di suo figlio, sia nella vita settimanale del gruppo, che nella domenica di gara, sono molto importanti per la squadra. Anche per raggiungere quei risultati che, ogni tanto, fanno bene al gruppo stesso. Perché suo figlio, sopratutto grazie a voi genitori è un bambino che è contento di giocare anche solo 5 minuti. Si impegna, col sorriso. Fa un po’ da contraltare rispetto a chi, dotato tecnicamente, gode della fiducia del mister, a volte, non meritandosela. E gioca magari controvoglia. Non so se c’era quando fece goal; io mi ricordo bene. È stato molto bello, vederlo esultare. Una scena quasi da film… chi l’avrebbe mai detto? Forse neanch’io, di certo, però il calcio è anche questo. Se ha avuto quella piccola gioia, se l’è sudata tutta, suo figlio. Per questo è più bella! Non lo privi di quei 5 minuti se per lui sono importanti”.

“Alla squadra – conclude la lettera dell’allenatore che si rivolge alla mamma – mancherebbe anche un genitore come te. In un contesto dove tutti gli animi sono esagitati, c’è maleducazione, esasperazione, persone che credono di essere mamma e papà di Grandi Campioni, la sua voce fuori dal coro ed il suo profilo basso, sono un esempio per gli altri genitori. Ma forse è un po’ troppo fuori dal coro. Talmente tanto che finisce per uniformarsi al coro stesso, se lascia perché suo figlio “è scarso” diventa come quelli che credono di avere il figlio “forte” e sbraitano dagli spalti, peggio dei cani randagi, pretendendo spazio e importanza. E questa fine non se la meriterebbe, non la rappresenterebbe. Nello Sport ci vorrebbero più bambini come suo figlio e più genitori come lei. Pensaci e pensateci, anzi: ripensateci!”. - See more at: http://www.teamartist.com/blog/2014/01/29/la-lettera-dell-allenatore-di-calcio-alla-mamma-di-un-bimbo-scarso/#sthash.NQ7C3jW4.dpuf
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